22 dicembre 2018 10:37
  
News dalle Diocesi - Il Creato di Lungro omaggia il suo Creatore




“O Zoti ym Ti qofsh i lavdëruar, se Ti botën e ke krijuar...” (Canto 'Laudato Sì' in albanese). Prendendo spunto da “Il Cantico delle Creature” di San Francesco d'Assisi, inno alla vita per eccellenza in cui la natura in tutta la sua bellezza e immensità diventa un mezzo di lode al Creatore, la comunità arbresh di Civita (CS), appartenente all'Eparchia greco-bizantina di Lungro, propone per il 22 e il 29 dicembre “Zjarri i mirë- il Fuoco buono”, il presepe vivente delle “meraviglie del creato dinanzi al Creatore”. Si tratta di una rappresentazione figurativa che impegna donne, uomini, adolescenti, bambini e anziani in un viaggio tra gli elementi dell'universo che, con i propri indicatori, si muovono in comunione verso il “Salvatore che è Cristo Signore” per essere partecipi dell'annuncio della “buona notizia di una grande gioia” per il genere umano (Luca 2- 10,11). Un evento che ha preso forma dalla mano dello scrittore Vincenzo Bruno, promosso in cooperazione dalle componenti istituzionali ed amministrative provinciali e regionali che lo hanno patrocinato, tra le quali l'Amministrazione Comunale e il Parco Nazionale del Pollino. La sua realizzazione ha visto gli enti ecclesiali dell'eparchia, la parrocchia Santa Maria Assunta insieme alla Caritas Diocesana e i suoi due progetti Policoro e Costruire Speranza 2 e l'Azione Cattolica, operare un'attività educativa in collaborazione con l'Istituto di Istruzione Secondaria Superiore Liceo Artistico “A.Alfano” di Castrovillari, l'Istituto Omnicomprensivo Polo Arbresh di Lungro-Scuola Primaria di Civita e la Scuola Comunale dell'Infanzia, all'interno di un processo aggregativo compiuto con il supporto di enti esterni quali le associazioni locali Pro Loco, Con il cuore per il cuore, Zephyr e il Circolo Gennaro Placco.
Un senso di gratitudine a Dio che si vuole manifestare in maniera intensa ma delicata, con uno sguardo alle specificità del proprio territorio inserito nella cornice della creato, immagine riflessa di Dio stesso. Attraverso la lingua autoctona, le tradizioni e la storia, gli elementi spirituali peculiari, “Sor'Acqua”, “Frate Focu”, “Sora nostra Matre Terra” e “Frate Vento”, con senso di fratellanza tra l'uomo e la natra che lo circonda, renderanno omaggio al Bambinello, al Cristo centro e fulcro dell'icona della natività, che, incarnandosi, assume tutte le realtà della nostra vita umana.
Come Giuseppe che, come recita il vespro del 20 dicembre, “...considerando la grandezza delle meraviglie di Dio, pensava di vedere un semplice uomo in questo bambino avvolto in fasce, ma dai fatti comprendeva che egli era il vero Dio, colui che elargisce alle nostre vite la grande misericordia”, lasciamoci, allora, tutti coinvolgere dall'atmosfera del Natale e fermiamoci a riscaldare il nostro cuore accanto a quel fuoco buono che non smette mai di illuminare il nostro cammino e ci fa scoprire ogni volta con rinnovata meraviglia “...o Figlio, la grande tenerezza”. “Laudate et benedicete mi' Signore' et ringratiate et serviateli cum grande humilitate”.
 
Maria Antonietta Manna